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1) Si cerca di criminalizare il Narth e Nicolosi evitando di dire che Nicolosi è membro APA (American Psychological Association ) e consulente AMA ( American Medical Association)
2) Non si dice che L’OMS reputa indispensabile il rispetto della libertà e dell’autodeterminazione della persona in merito al proprio orientamento sessuale.
Se è vero che ogni persona ha il diritto, se lo desidera, di mantenere un’identità gay, è altrettanto vero che ogni persona ha diritto, se lo desidera, di sviluppare, il suo potenziale eterosessuale e di ricorrere ad una terapia per essere aiutato in questo percorso.
INFATTI:
IL MANUALE DELL'ORGANIZZAZIONE MONDIALE DELLA SANITA', ICD-10 riporta il disturbo F66 1 ( orientamento sessuale non desiderato ) dove è previsto che " l'individuo può cercare un trattamento per cambiare ...la propria preferenza sessuale ".
In molti clienti con tendenza omosessuale non desiderata, se con consenso, informati circa la possibilità che saranno delusi se la terapia non riesce, l'aiuto psicologico può fare funzionare una scelta razionale per sviluppare il loro potenziale eterosessuale.
3) Oggi, per esempio, possiamo criticare l'aborto, ma non possiamo offendere la persona che abortisce. Oggi possiamo criticare la pornografia ma non possiamo offendere la persona dedita alla pornografia.
In realtà ci stiamo accorgendo che molte persone attive nei movimenti gay non ammettono neppure la possibilità che possano esistere forme diverse di omosessualità e percorsi diversi possibili per le persone omosessuali che non si riconoscono nell’ideologia gay, e sostengono la loro "verità" con una tale intolleranza ed insistenza da generare grandi sofferenze e umiliazioni in molti di noi, persone che hanno sperimentato (o vivono tutt'oggi) pulsioni omosessuali ma che non si riconoscono dell'ideologia gay secondo la quale ogni omosessuale "nasce così" e può soltanto accettare di restare così.
Ci lascia amareggiati e senza fiato constatare come alcune persone che hanno vissuto sulla loro pelle l'umiliante esperienza di sentirsi ghettizzati da chi li considerava in qualche modo "subumani", dimostrino a loro volta degli atteggiamenti similmente discriminanti e sprezzanti, alimentando una nuova forma di omofobia diretta a colpire gli omosessuali non gay. Su alcuni di noi questa insistente pressione pesa ormai come una vera e propria persecuzione contro i propri diritti alla libertà di pensiero, alla libertà religiosa ed all'autodeterminazione in merito al proprio orientamento sessuale e si appellano alla coscienza di ciascuno perché sia rispettata la diversità di tutti e sia bandito ogni atteggiamento di dogmatica intolleranza.
ESTRATTO DAL LIBERO ERO GAY DI LUCA DI TOLVE ED. PIEMME
Estratto del cap 10 dal libro Ero gay Piemme L’OMBRA DEL DIAVOLO?
pubblicata da Luca Di Tolve il giorno martedì 26 luglio 2011 alle ore 14.44
cap 10 pag 126
L’OMBRA DEL DIAVOLO?
L’«omoerotismo» di Tom, il «Giudizio» di Jeff e Troy

Michelangelo: il giudizio universale nella cappella Sistina in Vaticano.

Se l’Arte eleva lo Spirito, che spirito serve l’arte omosessuale?
L’opera del finlandese Touko Laaksonen – nome d’arte
Tom of Finland – offre, forse involontariamente, lo
spaccato più autentico della cultura gay affermatasi nel
XX secolo. Nel corso di quattro decenni ha realizzato
oltre 3.500 illustrazioni «omoerotiche», ritraendo uomini
muscolosi dotati di improbabili peni di grosse dimensioni.
Queste immagini, che poi hanno dato vita a una scuola
di pittura fiorente a San Francisco, costituiscono di per
sé una fotografia veritiera di come ogni gay vive la propria
omosessualità.
A dispetto delle accuse di omofobia, il primo nemico
dell’identità omosessuale sembrerebbe il suo ego profondo
– la coscienza? –, nel momento in cui coglie che l’impostazione
della propria vita è «fallocentrica»; nel
momento in cui si accorge che ogni desiderio di bene, di
amore si è impantanato nella perversione.
Restando nel campo figurativo, il duo-artistico composto
dal fotografo Jeff Eason e dal grafico digitale Troy
Dunham hanno reinterpretato, in chiave omosessuale, il
Judgement Day, il Giorno del Giudizio. Qui, la tragicità sof-
ferta dei quadri di Tom lascia posto alla compassione complice
per lo stato omosessuale.
L’opera è datata 2009 ed è stata esposta, a seguito di
un sontuoso battage pubblicitario, alla mostra newyorkese
OUTAuction, per cura della Glaad-The Gay & Lesbian
Alliance Against Defamation, la più potente organizzazione
internazionale per la promozione e tutela dei diritti
degli omosessuali.
Con sguardo al classico Giudizio michelangiolesco della
Cappella Sistina e subendo l’influenza di Paul Rubens,
propone il momento in cui, alla fine del tempo, il Cristo-
Dio si pronuncerà specificatamente sul mondo gay.
L’immagine colpisce perché riesce a coniugare alla perfezione
l’aderenza al filone epico a cui si ricollega, rivisitandolo,
al tempo stesso, in una chiave ironico denigratoria
abilmente giocata sul filo della blasfemia.
Per rendere questo effetto si mescolano con sapienza stilistica
elementi del passato – il cavaliere che porta lo scudo
e lancia saette, le ali degli angeli, i perizomi del Signore e
dei beati – a strutture dell’età contemporanea – i grattacieli
che sembrano sul punto di sgretolarsi e di incombere sulla
testa dei «dannati», il semaforo, la macchina fotografica –
contribuendo efficacemente all’effetto straniamento.
Ma è nelle espressioni e nel tratteggio dei dannati omosessuali,
mollemente avvinghiati fra loro, sebbene serrati
fra le morse dei cani, ed è soprattutto nelle immagini umanizzate
e despiritualizzate del Cristo e dei beati che l’immagine
si àncora potentemente a terra, in un messaggio
svuotato da ogni trascendenza.
Il cielo è abitato dagli eletti e dagli angeli avvolti in bianche
vesti e ritratti su morbide nubi: queste figure evanescenti,
apparentemente imperturbabili, ma in verità curiose,
come dimostra il santo guardone con la fotocamera,
rimandano agli uomini di Chiesa, pilateschi e, nel segreto,
corrotti.
Ma è altrove che il quadro prende vita: al centro della
scena si anima uno splendido Gesù, avvolto in un candi-
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do lenzuolo che, tuttavia, copre giust’appena le parti intime
e sembrerebbe ormai sul punto di sfilarsi nel contatto
tra il Figlio di Dio e la massa umana sotto ai suoi piedi.
Il Cristo non sembra qui elevarsi a giudice, piuttosto
discendere uomo tra gli uomini, lasciando che il suo corpo
e la sua carne si mischino con le debolezze del mondo,
verso cui si rivolge la comprensione degli autori. Infatti,
nel magma carnale degli omosessuali che occupano e attirano
verso di sé l’intero universo, nell’esibizione di forza,
di muscoli cosparsi di olio, non c’è disperazione, non c’è
sudore, non c’è turbamento.
Coerente col mandato della Fondazione che l’ha promossa,
quest’opera è un manifesto della propaganda omosessuale,
che, nell’affrancarsi da ogni giudizio esterno,
rivendica come i dolori del mondo – il tradimento, la
malattia, la morte, simboleggiati dai cani – siano già una
pena fin troppo gravosa e ingiusta da sopportare.
In quest’immagine potente, proprio per l’edulcurazione
del dissolvimento dell’anima che ritrae, rivivo le sensazioni
di brama cieca del mondo in cui vivevo.
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